
contestualizzazione
struttura
domenica 4 luglio 2010
Daniela Palumbo
Gli oggetti che accompagnano le esperienze umane, spesso ne diventano il simbolo principale e rappresentano l’unico collegamento fisico con posti in cui si è trascorso del tempo e si sono vissuti momenti più o meno importanti. I cosiddetti “souvenirs” sono oggetti che acquisiscono un valore emotivo in virtù del ricordo a cui rimandano. Rappresentare questi oggetti o esporli, corrisponde a rappresentare metaforicamente il posto da cui provengono e l’esperienza del soggetto.
Pur essendo tali oggetti legati a ricordi ed emozioni soggettive, la tipologia e la rappresentazione di essi rende comprensibile a tutti e quindi oggettivo il tipo di esperienza vissuto.
Ad esempio In “Specie di spazi” l’autore parla delle camere in cui ha dormito, descrivendone il letto e gli altri mobili, la disposizione e le esperienze abituali che in esse aveva vissuto. Anche l’esposizione di Luca Vitone “Ultimo viaggio” è un racconto, attraverso oggetti, di un viaggio che lui e la sua famiglia intrapresero da Genova a Teheran. L’oggetto diventa metafora di un’esperienza e si oggetti vizza venendo posto ed esposto fuori dall’ambiente domestico e dalla quotidianità, forte del suo hic et nunc.
Infine riporto il testo della canzone “L’abbandono” del gruppo “Marta sui tubi”, che rispecchia queste riflessioni e che, insieme a “Specie di spazi” e a “Ultimo viaggio” le ha in qualche modo ispirate.
“Le case in cui ho vissuto erano cieli chiusi dentro ad una scatola ed ho lasciato tracce tanto chiare che qualcuno male interpreta l'educazione non prevede che si possa andare via bene senza stare un poco male per l'alba che c'e' in me in fondo anche un pianeta non e' altro che una scatola un po' sferica le cose che non ho portato via erano quelle che non hai voluto quelle che ho scartato prima di andar via...... sono un infinitesimo di te di me e di te solo una parte infinitesima sono un infinitesimo di te di me e di te solo una parte infinitesima “.

Mariagrazia Rizzo
“Non si pensa abbastanza alle scale. Niente era più bello, nelle vecchie case, delle scale. Niente è più brutto, più freddo, più ostile, più meschino, nei palazzi d'oggi. Si dovrebbe imparare a vivere di più nelle scale. Ma come?”
Le scale, l'insieme di più gradini uno dietro l'altro, niente mi ha mai affascinato più delle scale in un palazzo, esse permettono di salire e scendere da un piano all'altro, e nelle case di oggi sembrano quasi indifferenti all'uomo.
La gente oggi sale e scende raramente i gradini di un palazzo e di conseguenza da a qusto spazio sempre meno importanza, ma in passato la scala rappresentava un luogo d'incontro, e sopratutto un luogo magico per i bambini.
Ricordo ancora i pomeriggi passati nelle scale di casa mia insieme ai miei cugini, salire e scendere i gradini correndo, saltando ( “chi riesce a saltare 5 gradini tutti insieme?”), e una volta caduti non badavamo al dolore della caduta ma ci rialzavamo, ci riposavamo e riprendevamo a giocare, sedendoci sugli scaloni facevamo gare di scivolo fino a quando qualcuno più grande di noi non ci rimandava a casa per gli infiniti rumori e urla che facevamo.
La scala viene considerata oggi come uno sforzo fisico da dover affrontare, per questo si prefeisce ad esse l'ascensore , ma le scale sono un luogo unico, che dovrebbe essere maggiormente rivalutato da ognuno di noi, passare del tempo seduti sui gradini di una scala aiuta a riflettere meglio.
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Adriano Mescia
Le scale sono un elemento presente ovunque, siamo circondati da scale e scalini quasi senza rendercene conto. Le scale si possono presentare come delle rampe atte a collegare verticalmente un piano ad un altro di un edificio o semplicemente come qualche scalino con la sola funzione di livellare diversi piani. Generalmente le scale sono un punto di passaggio, sul quale non ci si tende a soffermare, vi si passa di fretta, sbadatamente. Molto spesso si tratta di un punto di passaggio anche sgradito, nei palazzi ad esempio, dove fortunatamente hanno inventato l’ascensore, o nelle stazioni, dove il lavoro fatto dalle nostre gambe viene svolto da un motorino che fa muovere le cosiddette scale mobili. Tuttavia le scale, per quanto possano essere faticose, sono un elemento a livello architettonico davvero interessante, molte volte sono le scale che formano le case, oppure basta una scala a cambiare un ambiente. In passato venivano costruite innumerevoli scalinate di alto valore estetico, a cui si dedicavano anche architetti di grande livello, che cambiavano i volti delle città o di alcuni quartieri. Le scale costituivano i borghi antichi, spesso arroccati su un colle. Alcune di quelle scale, sono tuttora dei monumenti ammirati da turisti di tutto il mondo, altre hanno assunto altre funzioni, come ad esempio punti di incontro. Al giorno d’oggi, invece, è davvero difficile che vengano realizzate scalinate o scale di alto livello estetico, ormai le scale sono considerate solo un ostacolo da evitare il più possibile. Effettivamente le scale possono costituire spesso un ostacolo, ad esempio per gli handicappati, per gli anziani con difficoltà nel camminare o semplicemente per chi deve portare qualcosa di ingombrante. “Niente è più brutto, più freddo, più ostile, più meschino, nei palazzi d’oggi”, queste sono le parole con cui George Perec descrive le scale presenti nei palazzi dei nostri tempi. In effetti, seppur sia vero che le scale siano un impedimento, un ostacolo o un passaggio sgradito, tale carattere al giorno d’oggi non viene altro che accentuato, dalla costruzione delle scale senza alcun criterio estetico, senza pensare minimamente ad esse come uno spazio vitale, ma solo come uno spazio utile, se non solo di emergenza, da usare solo nel momento in cui si rompa l’ascensore.
SCALINATA DI PIAZZA TRILUSSA, TRASTEVERE La scalinata di piazza Trilussa è un punto di incontro per i giovani a Roma, che vi si riversano numerosi, consumando su quei gradini le loro serate.Michele Visconti - progetto esame
Il quartiere è quella porzione di città che appartiene ad ognuno che ci abita, è la nostra grande casa di 3 km(2). Il progetto fotografico vuole raccontare il mio quartiere, a sud-est di Roma e come questo grande spazio che è un po’ di tutti e un po’ di nessuno può offrire scenari di vita comune come il tabaccaio, il bar, la chiesa, la scuola; aspetti positivi come i parchi ed i monumenti storici; ed anche quelli negativi come la mancanza di rispetto verso i precedenti. Naturalmente in questo piccolo mondo un po’ malinconico, tradizionale e perché no anche arretrato, serve cercare una via di fuga, trovare il coraggio di spiccare il volo verso l’ignoto lasciando indietro le mura della propria casa.
Ho scelto di rappresentare:
- Per questo riguarda i luoghi comuni il tabaccaio della piazzetta, la chiesa e la scuola materna esemplificavano questo concetto, ho voluto evidenziare anche un tocco di malinconia come la serranda abbassata, la finta grandezza della chiesa e la scuola vuota senza grida e urla.
- Gli aspetti positivi sono rappresentati da una vista di un cancello all’entrata di un parco, infatti il verde caratterizza il mio quartiere, e dallo straordinario acquedotto che i romani ci hanno lasciato nel 226 d.C. sotto Alessandro Severo.
- Gli aspetti negativi, invece, sono rappresentati da chi non ha rispetto né delle cose degli altri, e ancora più grave né delle cose proprie, infatti ho fotografato un graffito sul monumento descritto in precedenza e un edificio degli anni ’80 completamente occupato da nomadi.
- La via di fuga è esemplificata nel progetto e nella realizzazione della Metro C di Roma che collega il mio quartiere con il centro della città che forse può dare un soffio di modernità e di prospettive più ampie verso il mondo.
"Pezzetti di spazio"

La scelta per il mio concept è nata dalla lettura, nella prima parte del libro, della definizione e descrizione di spazio. Mi ha colpito in modo particolare quando Georges Perec parla di spazi al plurale, in quanto entità singole, l'una contenuta nell'altra. Non dice che siamo circondati da un unico spazio, ma da "un mucchio di pezzetti di spazio".
Questa “razionalizzazione” dello spazio mi infonde una certa sicurezza data dalla schematicità del pensiero, che tende a rassicurarmi dalle concezioni di spazio infinito o non conosciuto su cui ognuno di noi, almeno una volta, si è posto una domanda.
Ho cercato, quindi, di trasmettere queste sensazioni e la concezione di “spazi contenuti in altri spazi” attraverso la foto che ho scattato. L'intenzione è quella di racchiudere più spazi (l'uno contenente l'altro) in un unico scatto, sfruttando specchi ed angolazioni particolari.
"Insomma, gli spazi si sono moltiplicati, spezzettati, diversificati. Ce ne sono oggi di ogni misura e di ogni specie, per ogni uso e per ogni funzione. Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male." [Georges Perec, Specie di spazi, p. 12]
Infine, vorrei riportare una canzoncina infantile delle Deux-Sèvres (Paul Eluard, Poésie involontaire et poésie inentionnelle) che Georges Perec ha inserito nel libro:
A Parigi, c'è una strada;
in questa strada, c'è una casa;
in questa casa, c'è una scala;
in questa scala, c'è una stanza;
in questa stanza, c'è un tavolo;
su questo tavolo, c'è un tappeto;
su questo tappeto, c'è una gabbia;
in questa gabbia, c'è un nido;
in questo nido, c'è un uovo;
in quest'uovo, c'è un uccello.
L'uccello rovesciò l'uovo;
l'uovo rovescio il nido;
il nido rovesciò la gabbia;
la gabbia rovesciò il tappeto;
il tappeto rovesciò il tavolo;
il tavolo rovesciò la stanza;
la stanza rovesciò la scala;
la scala rovesciò la casa;
la casa rovesciò la strada;
la strada rovesciò la città di Parigi.
Francesco Vetica











